sabato 8 aprile 2017

Capogrossi “Superficie”

Capogrossi “Superficie”



LETTURA
1) Proiettata in diapositiva l’opera di Capogrossi “Superficie” del 1950, su sollecitazione dell’insegnante gli alunni:
• descrivono il soggetto;
• analizzano la disposizione e i colori dei vari elementi nello spazio;
• individuano la cellula base utilizzata per la composizione;
• esprimono sentimenti, idee, emozioni suscitati dall’opera;
• danno un titolo all'opera.
PRODUZIONE
Fase 1: 
L'insegnante chiede agli alunni che ognuno singolarmente inventi un proprio segno utilizzando pennarelli o pastelli in un foglio bianco A4. Per i bambini della scuola dell'infanzia l'insegnante li stimola a pensare a vari elementi che possono generare un segno (es: un filo d'erba, una pallina, un serpentello, una forchetta, una fogliolina, un fiorellino, ecc.).
Fase 2:
L'insegnante prepara un foglio di carta da pacchi marrone di cm. 50x70 e quindi chiede agli alunni di riportare il proprio segno nel foglio utilizzando le tempere. L'operazione avviene a turno, utilizzando ad ogni passaggio un colore diverso. Quando i colori sono stati utilizzati tutti l'opera si può considerare terminata (utilizzare i 5 colori base).



mercoledì 5 aprile 2017

Mangiafuoco



Mangiafuoco



Pinocchio parte alla volta della scuola con buoni propositi ma strada facendo è attratto dalla musica proveniente da una piazza che ospita il Gran Teatro dei Burattini. Per l'ingresso servono quattro soldi e così il burattino vende l'abbecedario nuovo...
Le marionette riconoscono Pinocchio e lo chiamano, lui le raggiunge sul palcoscenico interrompendo la commedia. Il burattinaio Mangiafuoco è così costretto a comparire in scena per farli riprendere, poi promette a Pinocchio di punirlo al termine dello spettacolo. E così avviene: fattolo condurre dove sta cenando, vuole usarlo per alimentare il fuoco...
Ma Mangiafuoco, a dispetto dell'aspetto spaventoso, non è affatto cattivo e si commuove nell'ascoltare le invocazioni di pietà del burattino. Dopo aver starnutito, segno della sua commozione, decide di lasciarlo andare. Ma per alimentare il fuoco decide di usare Arlecchino. Pinocchio lo implora di non farlo e Mangiafuoco lo accontenta...








sabato 1 aprile 2017

Il paese dei balocchi


Il paese dei balocchi

Pinocchio e Lucignolo aspettavano ansiosi il carro che li avrebbe portati lontano da quella città, dove il divertimento non c'era e si studiava solo. Finalmente si vide in lontananza il carro arrivare con tutti i bambini da trasportare. Volevano andare in un paese chiamato il paese dei Balocchi dove la scuola e gli insegnanti non c'erano, ma solo il divertimento.

Il carro era appena arrivato e l'omino si voltò e chiese a Lucignolo e a Pinocchio se volevano andare con lui. Al primo impatto Pinocchio disse di no, ma poi si fece convincere e andò con loro.

Quando arrivarono su tutte le piazzette c'erano teatrini, su tutte le case c'era scritto viva i balocci (invece di balocchi); non vogliamo più schole (invece di scuole); l'arin metica (invece di aritmetica) e cose simili.







Era già da tanto tempo che continuava questa cuccagna quando un giorno Pinocchio ebbe, come si suol dire, una brutta sorpresa che lo mise di cattivo umore. Svegliandosi si accorse che aveva le orecchie d'asino, una lunga coda, e tanti peli che uscivano dal pezzo di legno.

Diventato asino l'omino di burro lo vendette a un circo che lo fece esibire e
 si fece male. Allora il circo, invece di curarlo, lo vendette a un uomo che con la sua pelle e il suo legno voleva farci un tamburo.





venerdì 24 marzo 2017

Picasso “Acrobata”

Picasso “Acrobata”


LETTURA
1) Data in visione l’opera di Picasso “Acrobata” del 1930, su sollecitazione dell’insegnante gli alunni:
• descrivono il soggetto;
• ipotizzano di chi o cosa si tratta;
• individuano e descrivono segni e colori dell'opera;
• ipotizzano cosa vuole rappresentare l'artista;
• esprimono sentimenti, idee, emozioni suscitati dall’opera;
• danno un titolo all'opera
PRODUZIONE
Fase 1
Far precedere l'attività da movimenti a specchio (per i più piccoli) e guidati dall'insegnante per gli altri. Io mi muovo: muovo la testa (+ occhi, bocca e lingua), muovo le spalle, muovo le braccia, muovo le mani, muovo le dita, muovo il tronco, muovo la pancia, muovo il sederino, muovo le gambe, muovo i piedi (possibilmente a piedi nudi)... (l'attività può essere proseguita con movimenti, e relativa presa di coscienza per i più grandi, che riguardano tutto il corpo o settori dello stesso).
Fase 2
Quando io mi muovo mi piace... L'insegnante chiede ai bambini...


Imito la posizione dell'Acrobata









Disegna l'altra metà




Quando io mi muovo mi piace


Rachele: correre
Andrey: correre
Sasha: saltare
Francesco Cassetta: correre
Giulia: saltare
Giovanni Cast: andare in biciletta
Milena: ballare la spaccata
Vittorio: andare in palestra
Alessandro: saltare gli ostacoli
Clea: fare la verticale
Greta: andare nel monopattino
Kamran: giocare a calcio
Eleonora: camminare
Gaia: correre
Martina: ballare
Elina: stare sul divano a testa in giù
Erla: andare in bicicletta

Ylaida: andare in bicicletta




mercoledì 22 marzo 2017

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Dopo essere capitata in una macchia di petrolio nelle acque del mar Nero, la gabbiana Kengah atterra in fin di vita sul balcone del gatto Zorba, al quale strappa tre promesse solenni: di non mangiare l’uovo che lei sta per deporre, di averne cura e di insegnare a volare al piccolo che nascerà. Così, alla morte di Kengah, Zorba cova l’uovo e, quando si schiude, accoglie la neonata gabbianella nella buffa e affiatata comunità felina del porto di Amburgo. Ma come può un gatto insegnare a volare? Per mantenere la terza promessa, Zorba dovrà ricorrere all’aiuto di tutti, anche a quello di un uomo. In una storia che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l’amore per la natura, la generosità disinteressata e la solidarietà, anche fra «diversi»







sabato 18 marzo 2017

Giardino dei Tarocchi

Giardino dei Tarocchi

Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico situato in località Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina, frazione comunale di Capalbio (GR) in Toscana, Italia, ideato dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, popolato di statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi.







Papessa

Gli amanti
Imperatore
Imperatrice
Forza


lunedì 13 marzo 2017

Geppetto, Pinocchio e il Grillo Parlante

Geppetto, Pinocchio e il Grillo Parlante



La vicenda si svolge nella bottega di mastro Ciliegia, falegname delle zona che intende usare un pezzo di legno per realizzare una gamba di tavolino, ma si spaventa quando il pezzo di legno animato comincia a parlare. A quel punto, mastro Ciliegia regala il pezzo di legno a Geppetto (un suo amico falegname) che intende realizzarne un burattino. Geppetto realizza così il suo burattino che chiama Pinocchio, che rivela sin da subito la sua anima birbante, combinando marachelle e scappando dal padre, che finisce anche in carcere per colpa sua poiché, a detta di alcuni passanti, sarebbe stato troppo severo con dei ragazzi.















Il Grillo-parlante

Pinocchio giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza.Ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece:– Crì - crì - crì!
Pinocchio è contento di essere tornato a casa ma quella contentezza è interrotta dalla sua coscienza che si presenta con un cri-cri. E’ forse quello che noi chiamiamo “campanellino d’allarme” che a volte, in un momento di contentezza, come per il nostro Pinocchio, suona dentro di noi, avvertendoci che forse non è il caso o non meritiamo questa contentezza o tranquillità. Come mettere a tacere questa coscienza? Pinocchio lo fa con un colpo di martello che lancia contro il Grillo, colpendolo e uccidendolo.

– Io sono il Grillo-parlante, ed abito in questa stanza da più di cent’anni.– Oggi però questa stanza è mia, – disse il burattino, – e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
Il Grillo ha sempre vissuto in quella casa, da solo o con Geppetto che però ha una sua coscienza, quindi possiamo pensare che, fino ad allora, il Grillo era osservatore muto della vita umile e laboriosa del falegname Geppetto. Pinocchio non è disposto a condividere la stessa stanza con la sua coscienza, la vuole mandare fuori casa e senza che questa si volti indietro, ossia senza guardarlo in faccia. Uno specchio che, con vergogna, potrebbe riflettere i suoi comportamenti da indisciplinato burattino.

– Io non me ne anderò di qui, – rispose il Grillo, – se prima non ti avrò detto una gran verità.– Dimmela e spìcciati.– Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.– Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccherà studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.– Povero grullerello! Ma non sai che, facendo così, diventerai da grande un bellissimo somaro e che tutti si piglieranno gioco di te?– Chétati. Grillaccio del mal’augurio! – gridò Pinocchio.Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:– E se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?– Vuoi che te lo dica? – replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. – Fra tutti i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo, che veramente mi vada a genio.– E questo mestiere sarebbe?...– Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.– Per tua regola, – disse il Grillo-parlante con la sua solita calma, – tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione.– Bada, Grillaccio del mal’augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!– Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!...– Perché ti faccio compassione?– Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno.A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo-parlante.Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì - crì - crì, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.
Di fronte alla “gran verità” del Grillo, Pinocchio ha fretta, nessuna voglia di ascoltarla né tanto meno di seguirla. Più il Grillo predica e predice il nefasto futuro di Pinocchio e più la sua rabbia aumenta e il Grillo diventa Grillaccio del mal’augurio. Meglio non sentire, meglio ucciderlo.





Chi è il Grillo????

Milena: è una coscienza

Francesco Cassetta: dice sempre a Pinocchio

Ferraris: è un aiutante di Pinocchio che gli dà dei consigli per fare le 
cose corrette e non sbagliare

Rachele : la coscienza buona

Greta: gli dice che cosa fare

Martina: la felicità di Pinocchio

ERLA: per me è simpatico e aiuta

Castagnini: non lo ascolta mai alla fine si arrabbia e Pinocchio si 
trasforma in un ciuccio

Ale: voleva dire le parole giuste

Vittorio: era un grillo che salvava Pinocchio quando era nella balena

Clea: di non ascoltare il gatto e la volpe

Giulia: è quello che sa tutto gli dice di comprare dei quaderni per la 
scuola